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Carbon Neutrality: il futuro è di chi decarbonizza

Siamo di fronte a un grande conto alla rovescia che rende assolutamente indispensabile marciare verso la carbon neutrality. Per questo, politica ed economia sono chiamate a definire nuovi modelli di business e governance.

Il carbon budget, che in italiano potremmo tradurre come “bilancio di CO2”, è la quantità di CO2 che l’umanità può ancora emettere per avere una chance di contenere il riscaldamento globale  entro gli 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali, come auspica l’Accordo di Parigi sul clima.

Gli esperti hanno pubblicato innumerevoli studi per capire qual è il carbon budget che l’umanità ha ancora a disposizione. Il think tank MCC (The Mercator Research Institute on Global Commons and Climate Change), basandosi sui dati del Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (Ipcc), dice che a partire dalla fine del 2017 ci restano al massimo 420 gigatonnellate di CO2 per mantenerci entro gli 1,5 gradi, cioè 42 gigatonnellate all’anno (o 1.332 tonnellate al secondo).

Al momento non siamo affatto sulla buona strada, come ci ricorda il Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP). Nel 2020 la pandemia ha fatto crollare le emissioni di gas serra del 7 per cento rispetto all’anno precedente: guardandolo da vicino è un dato senza precedenti, ma nel lungo periodo sarà pressoché ininfluente. Quello che dovremmo fare è tagliare le emissioni globali del 7,6 per cento ogni anno, per l’intero decennio 2020-2030.

Con l’adesione all’Accordo di Parigi, ciascuno Stato ha promesso di dare il suo contributo a questa grande sfida. Gli impegni precisi sono stati messi nero su bianco nelle nationally determined contributions (ndc), documenti con cui ogni governo spiega quanto vuole ridurre le proprie emissioni e quali strategie intende mettere in campo per riuscirci.

Insomma, siamo di fronte a un grande conto alla rovescia che rende assolutamente indispensabile marciare verso la carbon neutrality. Si raggiunge la carbon neutrality, secondo la definizione dell’IPCC, quando i gas serra emessi dall’uomo sono pari a quelli rimossi dall’atmosfera in un certo periodo di tempo. Per questo si parla anche di net zero, o azzeramento delle emissioni nette.

Non è un caso, dunque, che Larry Fink, CEO di BlackRock, nella sua lettera annuale per il 2022, sostenga con nettezza che le aziende che non riescono ad allontanarsi dal carbonio rischiano di essere lasciate indietro, poiché miliardi di dollari stanno affluendo alle tecnologie per combattere il cambiamento climatico. «Ogni azienda e ogni settore saranno trasformati dalla transizione verso un mondo a emissioni zero: i prossimi 1.000 unicorni non saranno motori di ricerca o società di social media, saranno innovatori sostenibili e scalabili: startup che aiutano il mondo a decarbonizzare».

Gli investimenti sostenibili hanno raggiunto i 4 trilioni di dollari e continueranno a crescere. «La decarbonizzazione dell’economia globale creerà la più grande opportunità di investimento della nostra vita. E lascerà indietro le aziende che non si adattano», conclude Fink; perché “il futuro è di chi decarbonizza”.

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