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I megatrend 2022 della sostenibilità: investimenti ESG e compensazione ambientale sono le nuove parole d’ordine della finanza

L’industria finanziaria sta vivendo una rivoluzione copernicana: la sostenibilità è diventata ormai un fulcro imprescindibile degli investimenti; la valutazione tradizionale di rischi e rendimento non basta più. Si calcola che in media il 20% dei profitti globali (l’80% per i settori più esposti al rischio climatico) sia a rischio se le tasse per le emissioni dovessero aumentare su livelli coerenti con gli obiettivi di Parigi. Da qui la forte espansione di questa fetta di mercato: stando ai dati di Bloomberg Intelligence, gli asset globali Esg potrebbero raggiungere i 53 trilioni di dollari entro il 2025, con l’Europa a fare da traino. Una crescita impetuosa guidata proprio dall’aumento della domanda degli investitori, oltre che dalle iniziative dei governi per sostenere la crescita green e dai recenti quadri regolatori.

L’Unione Europea ha infatti risposto a questa crescita vertiginosa con una strategia normativa di vasta portata, finalizzata ad aumentare la trasparenza, a prevenire il greenwashing e a rendere le questioni ambientali, sociali e di governance un obiettivo primario delle istituzioni finanziarie e degli investitori. In futuro, dunque, ci saranno nuove opportunità d’investimento in tutte le asset class, dal momento che le aziende si stanno muovendo per affrontare molti dei problemi più urgenti, andando al di là della riduzione della propria impronta climatica. 
Le società stanno sviluppando soluzioni innovative nei settori del riciclaggio, della purificazione dell’acqua, delle infrastrutture energetiche e della cattura del carbonio. A questo, si affiancano i nuovi modelli di creazione del valore legati al recupero degli sprechi ed alla ottimizzazione del terzo settore.

Questo è l’obiettivo di Regusto: generare nuovo valore finanziario a partire dal recupero dello spreco attraverso la redistribuzione  certificata verso le no-profit. Le transazioni effettuate sulla piattaforma, a fronte del mancato smaltimento, generano crediti di CO2 utili per la compensazione di quei settori economici più inquinanti, che devono rispondere delle loro emissioni inquinanti attraverso tassazioni specifiche e l’acquisto di crediti ed azioni che bilancino l’impatto climatico generato.

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